Asparagi e noci: la strana e benefica coppia!

Il biologo/nutrizionista non era mai stato così ciarliero, soprattutto di fronte ad un piatto di pasta…Stavolta le cose sono andate diversamente perchè, come da sua ammissione, si è trovato di fronte ad un piatto di pasta che era anche un piatto unico, da consumare preferibilmente a pranzo(se si considera il suo apporto calorico)e composto da due ingredienti dalle più insospettabili e numerose proprietà benefiche. Un piatto con pochi grassi saturi, ricco di Fosforo, Acido Folico, Sodio, Potassio, Vitamine A, B e C e con buon apporto proteico considerando che si tratta di un piatto con maggioranza di carboidrati.

Nello specifico è partito con gli asparagi. Ricchi di potassio, tanto da far concorrenza alle banane, sono molto utili per il cuore e i muscoli. Ma il loro effetto benefico non termina qui perchè sono anche diuretici grazie al rapporto potassio/azoto molto elevato e alla presenza di asparagina(la “colpevole” del loro odore penetrante).  Gli asparagi sono inoltre ipocalorici e apportano una quantità equilibrata di vitamine e sali minerali all’organismo che sono pressochè indispensabili per il buon funzionamento del sistema nervoso e del cuore. Come quasi tutte le piante esistenti in natura, gli asparagi hanno anche proprietà curative infatti vengono consigliati per la cura di patologie reumatiche e problemi urinari. Ed è interessante sapere che le radici degli asparagi vengono utilizzate per dare giovamento ai sofferenti di cuore poichè grazie ad esse è possibile eliminare l’acqua che ristagna nei vari tessuti di chi ha una debole attività cardiaca.

Ha poi proseguito con l’altro ingrediente “benefico” e protagonista ossia le noci. Esse oltre a contenere fosforo, calcio, ferro e potassio, sono il frutto più ricco di zinco e rame elementi solitamente contenuti nella carne. Proprio per questo motivo le noci sono particolarmente indicate nella dieta di coloro che seguono un regime alimentare vegetariano. Le noci sono anche molto ricche di grassi polinsaturi che aiutano a combattere l’LDL, conosciuto anche come colesterolo “cattivo”. Inoltre le noci hanno proprietà antitumorali grazie all’abbondanza di acidi grassi Omega3 in esse contenuti e ad un alto contenuto di antiossidanti. Da un recente studio americano è emerso che esse sono particolarmente utili per combattere l’insorgenza del tumore al seno.  E il regolare consumo di noci contribuisce  anche ad abbassare notevolmente il rischio di sviluppare una coronaropatia. Infine, oltre ai benefici sopra descritti si può anche affermare che le noci hanno anche proprietà: antianemiche, drenanti, energetiche, lassative, nutrienti e rimineralizzanti.

E dopo questa carrellata di preziose perle di salute, mi permetto di aggiungere che la considerata la semplicità di esecuzione e la bontà del piatto non avete assolutamente scuse per non provarlo!

Trofie con pesto di asparagi e gamberetti
Per 4 persone
300 gr di asparagi privati della parte finale legnosa
40 gr di noci sgusciate
sale
olio d’oliva delicato
pepe nero macinato al momento
2 cucchiai di parmigiano grattugiato
320 gr di trofie biologiche di semola di grano duro Alce Nero
1 spicchio di aglio
32 gamberetti (250 gr. sgusciati)

Procedimento
Portare a bollore una pentola con acqua.
Lavare gli asparagi. Al bollore versare gli asparagi nell’acqua posizionandoli in verticale per fare in modo che le punte(che sono più delicate) cuociano con il vapore.
Farli cuocere per 5-10 minuti(dipende dalle dimensioni degli asparagi). Scolarli e lasciarli raffreddare.
Ridurre i gambi degli asparagi a rondelle(tenere da parte le punte) e metterli nel bicchiere di un frullatore ad immersione. Unire i gherigli di noci, il parmigiano, il sale, il pepe e l’olio a filo. Frullare fino ad ottenere un pesto omogeneo.
Sgusciare i gamberetti e togliere anche la vena intestinale.
In una padella antiaderente(per me salta pasta Tescoma) far imbiondire uno spicchio d’aglio con un cucchiaio di olio.
Togliere l’aglio e unire le punte degli asparagi precedentemente sbollentate. Far cuocere per alcuni minuti e unire i gamberetti. Quando saranno cotti toglierli dalla padella e tenere al caldo.

Portare a bollore una pentola con acqua. Al bollore versare le trofie. Nella stessa padella in cui sono stati cotti i gamberetti versare il pesto e farlo stemperare con due cucchiai di acqua di cottura della pasta.
Scolare la pasta, farla saltare in padella con il pesto. Unire i gamberetti e le punte degli asparagi, spolverare con un po’ di pepe e servire subito.

Il Carciofo e i suoi perché…

Stavolta il nostro nutrizionista non ha avuto nulla da obiettare…Si è trovato di fronte ad un ottimo e leggero piatto primaverile con ingredienti di stagione, pochi grassi, tanti sali minerali e vitamine e soprattutto un piatto completo per la coesistenza equilibrata di carboidrati, proteine e grassi.

E tra gli ingredienti  sapete per chi sono state spese le maggiori parole di lode grazie alle sue benefiche proprietà?!

Né per i gustosi calamari, né per le versatili e sempre gradite patate(portatrici sane di carboidrati) bensì per il loro amichetto per un giorno, il carciofo!

Pianta di origine mediterranea, il carciofo viene coltivato soprattutto in Italia(siamo i maggiori produttori a livello mondiale).

Nei carciofi troviamo la cinarina che è la sostanza che gli conferisce il sapore amaro caratteristico e che  apporta molti benefici al fegato poichè favorisce la diuresi e la secrezione biliare.

Inoltre il carciofo ha proprietà digestive e diuretiche e grazie alla presenza di inulina permette di abbassare il livello del colesterolo cattivo nel sangue.

E voi l’avreste mai detto che un carciofo al giorno, toglie svariati medici di torno!?

Insalata tiepida di carciofi, calamari e patate

Ingredienti per 3 persone
2 patate medie(400 gr.)
4 carciofi
1 limone
1 spicchio d’aglio
390 gr di calamari puliti (circa 10 calamari)
sale fino
sale grosso 
olio e.v.o. biologico Alce Nero

polvere di peperoncino Garofalo
prezzemolo

Procedimento
Lavare le patate e metterle in una pentola con acqua fredda. Portare a bollore e lessarle al dente(circa 20 minuti dall’inizio del bollore). Scolarle, lasciarle raffreddare e sbucciarle. Tagliarle a rondelle e tenere da parte.
Riempire una capiente ciotola con acqua e versarvi il succo del limone.
Pulire i carciofi togliendo le foglie più esterne. Dividerli a metà, con un coltello appuntito togliere la barba interna e gettarli nella ciotola con l’acqua.
Portare a bollore una pentola con acqua. Al bollore salare con sale grosso. Sciacquare bene i carciofi e gettarli nell’acqua bollente. Far cuocere per circa 10 minuti. Scolare e passarli sotto l’acqua fredda.
Pulire i calamari e ridurli a rondelle. Sciacquarli bene e lasciarli scolare.
Preriscaldare il forno a 180°.
In un tegame, che potrà essere messo anche in forno, far scaldare su fiamma bassa due cucchiai di olio con una spicchio d’aglio. Togliere l’aglio. Alzare la fiamma e versare i calamari e i carciofi. Farli saltare per un minuto e unire anche le patate. Salare e lasciar cuocere per 5 minuti.
Trasferire la teglia in forno caldo per 18 minuti di cui gli ultimi 3 minuti sotto il grill del forno a 220°.
Sfornare lasciar intiepidire e servire con poco olio a crudo e una spolverata di peperoncino.

La nonna vs. dr. Dukan!

Alzi la mano chi almeno una volta la mattina a colazione non si è visto rifilare dalla nonna un ovetto fresco sbattuto con lo zucchero e solo per i più cresciutelli e fortunati con l’aggiunta di qualche goccina di caffè?! A me l’uovo crudo non è mai piaciuto troppo, ma la cremina della nonna era imperdibile…Ed ora, solo ora, dopo una chiacchierata con il nutrizionista capisco il perché della sua radicata abitudine…

L’uovo è un alimento molto completo! Il tuorlo è molto grasso e l’albume è un’ottima fonte di proteine. Anzi esso è composto solamente da proteine, tanto che il dr. Dukan, promotore della famosa dieta che promette miracoli in poche settimane, utilizza moltissimo gli albumi nella prima fase e cioè quella delle proteine pure.

Certo, nonna non conosceva né il pensiero del signor Dukan, né quello del nutrizionista, eppure c’aveva visto già lungo!

E questa frittata che vi propongo oggi è un piatto da circa 200 kcal a porzione con 44.42 gr di proteine, una discreta quantità di grassi(39.7 gr) e un basso apporto di carboidrati(10.52gr). E’ un piatto anche ricco di fibra grazie alle barbe di frate. Considerati i valori nutrizionali della frittata essa può essere considerata un piatto unico per cena, mentre per il pranzo viene consigliata l’aggiunta di carboidrati(ergo, un panino con la frittata può costituire un pranzo completo e bilanciato :-) )…

Frittata con barbe di frate(agretti) e tonno

Per 3 persone

150 gr di barbe di frate(agretti) lessate

1 spicchio di aglio

olio extra vergine di oliva

1 confezione di tonno al naturale(56 gr sgocciolato)

4 uova

2 cucchiai di parmigiano grattugiato

sale

pepe nero

Procedimento

Lavare la barbe di frate, togliere la parte delle radici

e porle in una pentola senza acqua. Mettere sul fuoco e

attendere che diventino tenere(ci vorranno circa 15 minuti e l’acqua che fuoriuscirà dalle barbe di frate sarà sufficiente per la cottura delle stesse).

Scolarle bene e metterle in una capiente padella, unendo l’olio e uno spicchio d’aglio sbucciato intero.

Farle rosolare per alcuni minuti, poi unire il tonno sgocciolato.

Far cuocere per qualche minuto.

Nel frattempo rompere le uova in una ciotola e unire il parmigiano, il pepe nero macinato sul momento e una presa di sale.

Togliere lo spicchio d’aglio e versare nella padella il composto a base di uova.

Far cuocere per alcuni minuti e quando la frittata sembra ben compatta, girarla aiutandosi con un coperchio. Far cuocere anche dall’altro lato e servire ben calda.

E non mi raccontassero più la storia di Braccio di Ferro…!!!

E’ bastato contattare il mio nutrizionista per questo piatto di golosissimi gnudi da circa 260kcal a porzione, perchè si sfatasse in men che non si dica, uno dei miei miti dell’infanzia…

“Mangia gli spinaci che diventi forte come braccio di ferro” in realtà è solo una bufala che raccontavano a noi bambini per farci ingerire quelle verdure tanto odiate…E pensare che il fatto che fosse una bufala l’ho scoperto solo ora…Meglio tardi che mai comunque!

“Gli spinaci” mi ha spiegato “fanno benissimo al nostro organismo poiché sono molto ricchi di vitamine e sali minerali. Hanno proprietà mineralizzanti, sono anti-anemici, nutrienti e fin dall’antichità venivano considerati un alimento fortemente energetico. Sono anche ricchissimi di ferro purtroppo però il 95% non è assimilabile dal nostro organismo. Gli spinaci infatti sono ricchissimi anche di acido ossalico che è un fattore antinutrizionale presente in numerosi alimenti, fra cui spinaci, rabarbaro, cereali integrali e cavoli. Una volta ingerito si combina con diversi minerali (ferro, magnesio e soprattutto il calcio) formando dei sali, detti ossalati, che ne impediscono l’assorbimento.”

Non mi dite che voi lo sapevate ed io ero l’unica ad avere ancora gli occhi a cuoricino pensando al bicipite di Popeye…?!

Dopo questo duro colpo, mi ha leggermente sollevato sapere che il parmigiano, altro ingrediente presente in questo piatto, oltre ad essere molto proteico è un importante fonte di calcio ed è caratterizzato da un rapporto calcio-fosforo ottimale per l’assorbimento.

Uno a zero per il parmigiano dunque e gnudi al centro :) !

Gnudi burro e salvia

Ingredienti per 4 persone(circa 32 gnudi)

360 gr di spinaci freschi puliti(215 gr. dopo averli lessati e ben strizzati)

210 gr di ricotta mista

1 uovo

30 gr di parmigiano grattugiato

25 gr di farina + q.b. per la formazione degli gnudi

noce moscata

sale grosso

sale fino

Per servire

25 gr di burro

4 foglie di salvia fresche

Procedimento

Mettere gli spinaci in una pentola, coprire con coperchio e porre su fiamma bassa. Farli lessare per circa dieci minuti(non aggiungere acqua, poiché sarà sufficiente quella che uscirà dagli spinaci stessi).

Scolarli molto bene, farli raffreddare e strizzarli perfettamente. Tritarli con un coltello e se dovessero risultare ancora molto umidi, ripassarli in padella con una noce di burro per farli asciugare ulteriormente(più sono asciutti gli spinaci, più sarà semplice formare gli gnudi J).

Sgocciolare bene la ricotta e setacciarla. Unirvi gli spinaci tritati, l’uovo, il sale fino, la noce moscata, 25 gr di farina e 10 gr di parmigiano presi dal totale. Lavorare bene il composto con un cucchiaio di legno per renderlo uniforme. Con le mani infarinate e con delicatezza formare gli gnudi (aiutandosi con ulteriore farina se necessario) dando una forma circolare.

Portare a bollore una pentola con acqua. Al bollore salare e versarvi gli gnudi.

In una padella far sciogliere dolcemente il burro con le foglie di salvia precedentemente lavate.

Con una schiumarola recuperare gli gnudi che vengono a galla e ripassarli in padella con il burro.

Servire caldi con una spolverata di parmigiano grattugiato.

 

Una minestra in barba ai luoghi comuni!

E io che credevo di aver prodotto una minestra dalle mille calorie!!! Ho inviato dosi e procedimento al nutrizionista incrociando le dita e giustificandomi dicendo che ero consapevole che con queste temperature il nostro metabolismo fosse accelerato e avesse bisogno di più energie.

Ebbene il mio preambolo, a scanso di equivoci e rimbrotti, si è in realtà rivelato del tutto inutile perché il piatto era comfort si, ma normo-calorie tanto che lui me lo ha definito leggero e completo pure. In quattro commensali abbastanza affamati, si ingeriscono 1374 Kcal che equivalgono a 350 pro-capite e i grassi saturi, quelli nemici non solo della linea, ma soprattutto delle nostra salute e delle nostre arterie, scarseggiano.

E’ una minestra molto proteica e ricca di Fluoro, Ferro, Calcio, Potassio, Vit. A e C e di fibre.

Il Fluoro proviene soprattutto dai gamberetti ed è molto importante nello sviluppo di ossa e denti, protegge dalla carie dentale ed aiuta le ossa in caso di osteoporosi.

Le Lenticchie apportano il ferro che è un componente essenziale dell’emoglobina del sangue(colei che trasporta l’ossigeno), dei citocromi e dei muscoli e aiuta la trasformazione del betacarotene in Vit. A.

I fagioli in coppia con le lenticchie sono molto ricchi di proteine vegetali. Contengono infatti proteine simili a quelle che della carne, delle uova, dei latticini ed di altri alimenti di origine vegetali con la differenza che alle proteine vegetali mancano alcuni aminoacidi per noi indispensabili. Ma facendo gli giusti abbinamenti tra legumi e cereali possiamo comunque sopperire a questo deficit. E sempre grazie a questa coppia questa minestra è ricca di fibra vegetale che potrebbe provocare un po’ di gonfiore addominale, ma è comunque molto importante per il nostro organismo perché aumenta il transito intestinale e ed è consigliata nelle diete poiché provoca un senso di sazietà che dura più a lungo.

Allora, che ne dite, ci scaldiamo un po’?!

Minestra di legumi e gamberetti

Per 4 persone

160 gr di lenticchie precedentemente lessate

250 gr di Fagioli del Purgatorio precedentemente lessati

1 litro di brodo vegetale fatto con sedano, carota, cipolla rossa e 2 foglie di salvia

8 cucchiai di passato di pomodoro

1 scalogno

150 gr di gamberetti freschi sgusciati

1 spicchio d’aglio

2 cucchiai di olio e.v.o.

90 gr di pasta mista

1 peperoncino secco

2 fette di pancetta tesa(80 gr.)

sale

Procedimento  

Tritare finemente lo scalogno e metterlo in una casseruola con lo spicchio d’aglio sbucciato, i due cucchiai di olio, un cucchiaio di acqua e il peperoncino. Ridurre la pancetta in piccoli pezzi.

Quando lo scalogno sarà appassito e lo spicchio d’aglio imbiondito, unire la pancetta e farla rosolare.

Unire anche i gamberetti, salare e far cuocere per 3 minuti. Togliere i gamberetti e tenerli da parte.

Versare nella casseruola i fagioli e le lenticchie ben scolate, il passato di pomodoro, il brodo, aggiustare di sale e portare ad ebollizione. Far cuocere per circa 10 minuti su fiamma bassa, poi unire la pasta e portarla a cottura(unire altro brodo caldo qualora il composto dovesse asciugare troppo). Versare la minestra calda in piatti individuali e completare con i gamberetti tenuti da parte. Servire subito.

Il cioccolato: se lo conosci, non lo eviti!

Pre-scriptum: prima di leggere questo post, nel quale vi saranno fornite delle indicazioni per un’autentica merenda da campioni che farà il bene di anima e corpo, munitevi di una bella barrettona di cioccolato.

Un’idea per la merenda quella che oggi è stata passata al setaccio dal nostro nutrizionista.  Voi dovrete essere bravi e dovrete giocare con anticipo. Verso le 14 dovrete mettervi all’opera, un’opera che sarà poco laboriosa e molto appagante una volta trascorso il tempo di posa…Il risultato saranno questi bicchierini ciascuno dei quali racchiude in sé, oltre al particolare trascurabile delle 300 calorie ;) , anche tanto calcio(importantissimo per i bambini in crescita e per le donne che  potrebbero incorrere nel problema dell’osteoporosi), potassio e fosforo contenuti nel latte e nella panna.

E poi c’è il cioccolato, un alimento che tende a fare la gioia dei nutrizionisti e ancora di più quella dei consumatori ;) . Esso è infatti un alimento ricchissimo di antiossidanti quali Polifenoli(Flavonoidi e Tannini) noti per la loro efficacia nel combattere i radicali liberi e per la loro azione contrastante l’ossidazione cellulare legata al processo di invecchiamento. Basti pensare che la capacità antiossidante del cioccolato è 4-5 superiore a quella del tè nero e 2-3 volte superiore rispetto a quella del tè verde e del vino(stando così le cose dovrei vivere per 100 anni o giù di lì ;) , nda)!

E se siete giù, niente è più indicato del cioccolato, un antidepressivo naturale. Esso contiene infatti Feniletilamina(detto anche ormone del piacere), un ormone naturale psicoattivo dalla struttura simile a quella delle Anfetamine i cui livelli cerebrali sono inferiori nelle persone depresse. Inoltre il cioccolato ha la capacità di stimolare neurotrasmettitori quali la Serotonina, le Endorfine e la Anandamide. Tali sostanze influenzano il nostro stato d’animo e sono considerate a tutti gli effetti degli anti-stress naturali. L’Anandamide è in grado di stimolare la percezione sensoriale e di indurre sensazioni di euforia.

La presenza di Flavonoidi nel cacao, infine, favorisce il flusso sanguigno cerebrale.

E ora mentre iniziate a preparate questi concentrati di goduria voglio sentire il crack dei vostri denti che stanno recidendo un bel quadrettone dalla barrettona :-) ! E voi il mio l’avete sentito?!

Budino al cioccolato

Per 4 persone

230 gr di panna fresca(250ml)

270 gr di latte fresco parzialmente scremato

70 gr di cioccolato fondente

50 gr di zucchero semolato

20 gr di maizena

Procedimento

Portare a bollore in una casseruola il latte, la panna e lo zucchero. Nel frattempo setacciare in una ciotola la maizena affinché non vi siano grumi. Al bollore allontanare la casseruola dal fuoco e versare parte del liquido sulla maizena mescolando con cura per evitare la formazione di grumi e per far si che questi si sciolga completamente. Riversare il liquido con la maizena nella casseruola e rimettere sul fuoco. Portare di nuovo a bollore, mescolando continuamente con una frusta a mano e far addensare per 2-3 minuti. Togliere dalla fiamma e aggiungere il cioccolato a pezzi. Mescolare fino a far sciogliere il cioccolato. Versare il composto in 4 ciotoline e lasciarlo intiepidire. Riporre il frigo e lasciar riposare per due ore circa prima di servire.

Le mille e una proprietà del miglio…Per celiaci e non solo!

Dopo le scorpacciate natalizie era impossibile che da queste parti un nutrizionista non ci chiamasse a rapporto. Abbiamo mangiato(sicuramente anche troppo), abbiamo brindato(tanto lo sappiamo che il vino e gli alcolici in genere sono portatori sani di buonumore e calorie :) ), in pochi giorni abbiamo ingerito dolci in quantità pari a quanti solitamente ne assaporiamo durante un mese e ora il nostro stomaco, non abituato a ore di lavoro straordinario, chiede una pausa!

Quindi via libera a cibi detox e light come questo piatto che sto per presentarvi adatto a tutti, celiaci compresi, in quanto il miglio ha una composizione simile al frumento, ma non contiene glutine e quindi è adatto nell’alimentazione di persone che sono afflitte da questo morbo. Forse in Italia(e in Europa in genere) faremmo prima a dire “il miglio questo sconosciuto”.  Originario dell’Asia centro orientale e coltivato già ai tempi degli antichi Egizi, è molto diffuso in alcune nazioni africane e viene consumato per l’apporto giornaliero di carboidrati. E’ fonte di proteine e di sali minerali quali il ferro e  il magnesio.  Ha un basso contenuto di zuccheri, di sodio, di grassi, di grassi saturi ed è privo di colesterolo. Inoltre è l’unico cereale con effetto alcalinizzante quindi aiuta nei casi di acidità di stomaco(molto diffusa nel post bagordi natalizi ne-so-qualcosa!).

Il nasello è un tipo di merluzzo di piccola taglia che si trova nel mar mediterraneo e a differenza del merluzzo, il quale vive nelle acque dell’oceano Atlantico, è più piccolo. Viene spesso consigliato durante le diete dimagranti per il basso apporto calorico. Inoltre è ricco di Omega 3 (alias grassi buoni) utili per combattere ipercolesterolemia. Inoltre è ricco di vitamine A e D.

Ed ecco la ricetta semplice e gustosa.

Miglio con filetti di nasello marinati

Per 4 persone

Per il nasello

4 filetto di nasello da 80 gr ciascuno

8 cucchiai di olio extra vergine di oliva

4 cucchiai di salsa di soia

succo di un lime

curry in polvere

paprika dolce

pepe di Cayenna

Per il miglio

240 gr di pomodorini pachino

250 gr di miglio

2 cucchiai di olio e.v.o.

1 cucchiaio di aceto di mele

sale grosso

Procedimento 

Emulsionare insieme gli 8 cucchiai di olio, il succo del lime, la salsa di soia, il curry, la paprika e il pepe di Cayenna.

Immergervi i filetti di pesce coprire con pellicola trasparente e riporre in frigo per almeno 2 ore.

Portare a bollore una pentola con acqua. Al bollore salare, unire l’aceto di mele e far cuocere il miglio.

Scolare e condirlo con i due cucchiai di olio e i pomodori ridotti a piccoli pezzi.

Estrarre i filetti di nasello dal frigo, sgocciolarli dalla marinata e posizionarli in un foglio di carta di alluminio e chiuderlo.

Posizionare il cartoccio in una padella e farlo cuocere su fiamma media per venti minuti o finchè i filetti di pesce saranno cotti.

Distribuire il miglio in quattro piatti, adagiarvi sopra un filetto di pesce e servire subito.

Si fa presto a dire lievitati…

Alzi la mano chi, almeno una volta, tornando a casa da una cena in pizzeria, non ha esultato quando in dispensa accanto a qualche pastiglia da medicazione fai da te, ha avvistato a mo di miraggio la confezione del Diger Selz, del Geffer o anche il vasetto del più noto bicarbonato Marco Viti?! E ovviamente di fronte alla credenza c’è arrivato con i jeans sbottonati, causa gonfiore addominale diffuso e con una sete pari a quella di un atleta reduce da una maratona corsa sotto un sole cocente.

E quando i sintomi sembrano attenuarsi grazie ai rimedi fai da te, ci si inizia ad interrogare per cercare di individuare il colpevole…Il più delle volte esso viene personificato nella mozzarella, nel pomodoro o nella farcitura eccessiva.

In realtà per me è stato interessante scoprire che solitamente il problema della scarsa digeribilità della pizza è dovuto alla cattiva lievitazione. E la sensazione di grande sete è la conseguenza della scarsa digeribilità causata appunto da una lievitazione troppo rapida. Molti pizzaioli purtroppo forzano i tempi della fermentazione dell’impasto, con conseguente scarsa digeribilità e sapore piatto e mediocre.

Per fare la focaccia che vedete in sottoimpressione, i tempi di lievitazione sono stati tutto tranne che affrettati…E come lievito ho utilizzato del lievito naturale conosciuto anche come pasta madre, lievito madre o crescente.

Come ci dice il nutrizionista i prodotti da forno fatti con il lievito madre rispetto a quelli prodotti con il lievito di birra hanno i seguenti vantaggi:

  • un gusto più intenso e pulito e un sapore caratteristico grazie al fatto che il lievito naturale è composto da più tipologie di fermenti tra cui quelli lattici e quelli acetici che durante le varie fermentazioni danno vita ai rispettivi acidi e il sapore caratteristico è dovuto anche alle sostanze che si formano durante la cottura tra gli aminoacidi e gli zuccheri;
  • un’ alveolatura più fine e regolare per una produzione più lenta e graduale dell’anidride carbonica grazie alla lunga durata del processo di fermentazione;
  • una maggiore conservazione del prodotto grazie alla maggiore acidità del lievito che rallenta la formazione delle muffe;
  • una maggiore digeribilità poiché gli enzimi presenti nel lievito madre e la lunghezza della lievitazione favoriscono la trasformazione delle molecole, che costituiscono l’impasto, in aminoacidi più semplici e facilmente digeribili. In pratica è come se parte dei processi digestivi che solitamente si svolgono nel nostro apparato digerente, avvengano già in fase di lievitazione.

 Allora che dite, ce lo possiamo permettere uno di questi quadrotti per lo spuntino di metà mattina :-) ?!

Focaccia con lievito madre 

(Ricetta della focaccia genovese presa da qui)

Ingredienti per una leccarda da forno 

Per l’impasto

150 gr di lievito madre rinfrescato
1 cucchiaino di zucchero

500 gr di farina 00

40 gr di olio d’oliva

13 gr di sale

250 gr di acqua tiepida

Inoltre

olio e.v.o.

sale grosso

½ bicchiere di acqua tiepida

Procedimento

Mettere il lievito madre in un sacchetto di plastica (quelli per il congelatore), chiuderlo e farlo stare per 8 ore a temperatura ambiente.

Trascorso questo tempo, metterlo in una ciotola con l’acqua tiepida e lo zucchero. Mescolare un po’ e poi unire i 40 gr di olio e 400 gr di farina presa dal totale e iniziare ad impastare. Unire il sale fino ai restanti 100 gr di farina e unire anche questi al resto e impastare per circa 10 minuti.

Fare una palla e metterla in una ciotola che non sia di metallo, coprire e lasciare a temperatura ambiente fino a che non raddoppia di volume(io 12 ore).

Versare l’impasto sulla spianatoia infarinata, effettuare i giri di piega e dare la forma della teglia.

Coprire con un panno bagnato e strizzato e lasciar riposare per 40 minuti.

Ungere bene la teglia e versare ancora un po’ d’olio al centro di essa. Metterci l’impasto e stenderlo con le mani unte e con delicatezza, per non stirare la pasta, in modo da stenderlo su tutta la teglia.

Distribuire sulla superficie del sale grosso e mettere la teglia fra 27 e 28 gradi, per un’ora.

Dopo un’ora distribuire un po’ d’olio su tutta la superficie e spingere a fondo i polpastrelli per formare le classiche fossette. Versare sulla superficie anche mezzo bicchiere d’acqua tiepida e rimettere al caldo per 1 ora e 50 minuti.

Poco prima che termini questo tempo accendere il forno a 250 gradi. Infornare nel forno a 250 gradi abbassando subito a 230 gradi e cuocere per circa 15 minuti dopo di che far colorire per qualche minuto sotto il grill.

Appena cotta togliere subito la focaccia dalla teglia affinché non si rammollisca e farla raffreddare su una griglia. Mangiare tiepida.

Dei ravioli dolci da semaforo verde :-)!

Non ci posso credere che questi ravioli dolci anzi dolcissimi, ripieni di crema di marroni, cioccolato e cannella tutti ricoperti di zucchero a velo, non abbiano fatto sobbalzare sulla poltrona il mio nutrizionista quando glieli ho sottoposti per un suo giudizio diretto e obiettivo come sempre…

Certo, se al nutrizionista avessi presentato una torta tutta panna, cioccolato e burro che certamente per l‘umore sarebbe potuta essere un vero toccasana, non solo sarebbe sobbalzato, ma credo che si sarebbe anche risentito perchè avrebbe significato che in questo anno di collaborazione i suoi concetti non li avevo né compresi né assimilati. Ma con questi ravioli diciamo che mi sentivo quasi tranquilla.

D’altronde sono stati creati tenendo presenti i suoi consigli, ed ero convinta che anche in tema di alimentazione sana e di diete potessero essere “politically correct”. Pochi grassi saturi(niente burro), una parte di farina più salutare della comune “00″ e delle piccole dimensioni per un piccolo piacere quotidiano da consumare preferibilmente a metà mattina o nel pomeriggio al massimo. E considerando che spesso sono proprio i dolci che rischiano di compromettere una sana alimentazione e che la ricerca di bocconcini gustosi ma allo stesso tempo leggeri è un cruccio di molti golosoni, ho pensato che questi ravioli avrebbero potuto fare la felicità di coloro che difficilmente riescono a rinunciarvi.

Il nutrizionista ci dice che uno di questi ravioli contiene 100 kcal e a fine pasto(preferibilmente il pranzo) uno di essi, udite udite, può essere assaporato!

Ci dice inoltre che sono molto ricchi di Calcio, Potasso, Fosforo, Vitamine B6, A e E.

E ci fa sapere che la quinoa è una delle piante(non è un cereale!) con più proprietà nutritive al mondo. Viene utilizzata come cereale per il suo alto contenuto di amido, ma la quinoa non contiene affatto glutine. In caso di diete viene consigliata poichè fornisce energie e minerali senza appesantire e far ingrassare. Ricchissima di magnesio, aiuta a prevenire malattie  cardiovascolari, aritmie ed ipertensione. Contiene anche vitamina E, che sappiamo essere un ottimo antiossidante con proprietà protettive nei confronti dell’azione dei radicali liberi e delle cellule del sistema cardiocircolatorio, lisina e vitamina C che svolgono un’azione attiva nel contribuire alla stabilità del tessuto organico.

Passiamo alla ricetta?!

Ravioli dolci con frolla di ricotta e quinoa e ripieno di crema di marroni 

Per circa 25 ravioli
140 gr di farina 00
125 gr di farina di quinoa*
100 gr di zucchero semolato fine
1 uovo
150 gr di ricotta di mucca
buccia grattugiata di mezza arancia
½ cucchiaino di cremor tartaro
½ cucchiaino di bicarbonato di sodio
Per il ripieno
250 gr di crema di marroni
40 gr di cioccolato fondente
cannella
2 cucchiaini di rum
Per servire
zucchero a velo
*Ottenuta tritando con il macinino del robot la quinoa e setacciando bene il composto in un colino a maglia stretta per eliminare eventuali pezzi rimasti più grossolani.
Procedimento
Sulla spianatoia setacciare le farine e fare la fontana.
Unire al centro l’uovo, lo zucchero e la buccia dell’arancia e sbattere con una forchetta. Unire anche la ricotta setacciata e impastare con le mani fino ad ottenere un composto omogeneo.
Formare una palla, avvolgerla con la pellicola trasparente e farla riposare in frigo per 30 minuti.
Nel frattempo preparare il ripieno unendo alla crema di marroni il cioccolato fondente tritato grossolanamente con il coltello, la cannella e il rum.
Riprendere l’impasto e con un mattarello stenderlo a 5 mm di spessore. Con un coppapasta fare dei cerchi di 8 cm e disporvi al centro un po’ di ripieno. Ripiegare l’impasto dando la forma di mezzaluna e sigillare  bordi con i rebbi di una forchetta.
Riporre i ravioli su una teglia coperta con la carta da forno.  Cuocere in forno caldo a 180° per 20 minuti.
Sfornare, far raffreddare su una gratella per dolci.
Spolverare di zucchero a velo e servire.

Piovono polpette…E non solo :-)!

In punta di piedi io, il mio nutrizionista, le mie foto, le mie ricette e la mia penna/tastiera arriviamo tra tredici blogger curatrici di altrettante rubriche per inaugurarne una tutta nostra…Sì, ma chi sono?! Da dove vengo?! Che ci faccio qui?! Il mio nome è Sara, ma nel web sono conosciuta come Saretta.  25 anni, anzi quasi 26, trascorro le mie giornate tra clienti più o meno molesti, colleghi più o meno impertinenti, un istruttore di palestra severissimo e le concludo sempre in compagnia di una cavia che si sente una vittima, ma che, a mio avviso, se la passa di lusso…Parallelamente a tutti i miei impegni legati al mondo terreno, ce ne sono tanti altri che gestisco via etere e che mi vedono impegnata come foodblogger.  Una foodblogger che ama cucinare, mangiare e fotografare…Una foodblogger quindi un po’ cuoca-un po’ fotografa-un po’ scrittrice-un po’ foodstylist che ogni volta, per rilassarsi, deve far incordare qualche impasto lievitato lavorandolo preferibilmente e rigorosamente a mano(anche se non ho la planetaria, vi assicuro che questa non è la storia della Volpe e l’Uva ;) )…E quando si cucina guai a non preparare la porzione in più destinata al mio obiettivo. E’ sempre ansioso di incontrare nuovi soggetti più o meno mangerecci…

E prima di porzionare, addentare, degustare i miei piatti una telefonata al nutrizionista è d’obbligo, onde poi  rischiare di dover discutere con l’istruttore che è fin troppo reale…E il nutrizionista, per la felicità delle compagnie telefoniche, non si limita a calcolare calorie e affini. Ribadisce sempre che una sana alimentazione, dove quel “sana” non è sinonimo di light, è alla base di una vita salutare e duratura e mi regala delle perle di saggezza che sulle prime possono far sorridere, ma che è interessante sapere per il nostro bene…

Infatti che i cavoletti di Bruxelles avessero delle proprietà disintossicanti e che un tempo la loro acqua di cottura veniva utilizzata per smaltire una forte ubriacatura lo ignoravate, vero?! E che siano molto consigliati alle donne per la prevenzione dei tumori al seno?! E delle loro proprietà antiulcera, antianemica e della presenza combinata di Tiamina (vitamina B1) e acido folico che aiuta ad aumentare la concentrazione, ve lo aveva mai detto nessuno?!

E nella ricetta che sto per presentarvi da circa 500 Kcal a porzione, insieme ai cavoletti, servo delle polpette di castagne e lenticchie. Quest’ultime che venivano definite la carne dei poveri poiché ricche di proteine vegetali, sono anche ricche di antiossidanti e fibre. E le castagne ricche di sali minerali, oligoelementi e vitamine, contengono dei carboidrati che sono molto più digeribili rispetto a quelli dei cereali. Sono anche energetiche, antisettiche, combattono le affezioni alle ossa, epatobiliari e intestinali, le malattie renali e aiutano il sistema circolatorio(praticamente una castagna al giorno…;)).

E ora che il nutrizionista ci ha fornito tutte queste nozioni, non avete voglia di mettervi a mangiare questo piatto con la consapevolezza che oltre ad essere goloso, faccia anche bene?!

Polpette di lenticchie e castagne con cavoletti di bruxelles alla senape
Per 3 persone
160 gr di lenticchie secche
100 gr di castagne lesse
cipolla rossa
1 piccola carota
noce moscata
sale
olio evo
1 uovo
farina di mais fioretto
Per i cavoletti
18 cavoletti di bruxelles
sale grosso
1 piccolo scalogno
4 cucchiai di latte
1 cucchiaio di senape di Digione
1 cucchiaio di olio e.v.o.
Procedimento
Sciacquare le lenticchie porle in una casseruola con acqua fredda e una foglia di alloro, e portarle a cottura. Una volta cotte, scolarle e lasciarle intiepidire.
Frullare le lenticchie fredde insieme alla cipolla, la carota, una spolverata di noce moscata, un filo d’olio, l’uovo aggiustando di sale fino.
Con le mani umide formare delle polpette con il composto e passarle nella farina di mais.
Porle su una teglia da forno ben oleata e far cuocere in forno caldo a 190° per circa 20 minuti girandole a metà cottura.
Nel frattempo togliere lavare i cavoletti, togliere le foglie più esterne, tagliare il torsolo duro nella parte inferiore dove si dovrà  praticare un taglio a croce e farli sbollentare in acqua bollente salata per un paio di minuti.
In una padella far appassire lo scalogno tritato insieme all’olio.
Unire i cavoletti, farli saltare un paio di minuti, unire il latte e la senape, abbassare la fiamma e attendere che il liquido sia completamente assorbito dai cavoletti.
Sfornare le polpette e servire insieme ai cavoletti.